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Gay & Bisex

Cap 18 - Il secondo cliente


di Raphs_0406
22.03.2026    |    454    |    0 8.7
"«No, no, sono da solo e cucino per due, quindi mangia pure gratis, non ti preoccupare» mi sorride in modo abbastanza rassicurante..."
«Cas» Drag mi sveglia compiaciuto, con tre ciambelle in mano. «Guarda un po', come ti avevo detto»

Guardo estasiato mio malgrado i tre dolci che ha in mano, e mi viene orrore quando vedo che li sta infilando su di lui, a fatica, certo, visto che non è ancora eccitato, almeno per il momento.

«Che cazzo fai, Drag?!»

Sogghigna. «Perché, cosa c'è?»

Mi prendo la testa tra le mani. «Drag, mi stai facendo andare via la fame»

Toglie con un ghigno le ciambelle dal proprio corpo e viene verso di me, me ne ficca una intera in bocca senza preavviso.

Strabuzzo gli occhi e cerco di masticare, invano.

«Su, Cas, non fare il santo» ridacchia, divertito. «Quante volte mi avrai preso in bocca? Me lo lecchi pure direttamente, cosa sarà il contatto con il buco della ciambella?»

«Cristo...» Mormoro io, appena riesco a ingoiare la ciambella, e scuoto la testa, rassegnato.

Drag è lì vicino che gioca con due ciambelle sulle dita.

«Ancora quel giochino?» Gemo esasperato. «Ma non ti stanchi?»

«No» ribatte compiaciuto. «È troppo simile a te, Cas, ma seriamente. Non vuoi provare pure tu?»

Mi accascio contro la parete. «Lascia perdere, Drag»

«Preferisci farti sfondare, quindi» incalza, trionfante, e si china su di me, prendendomi il mento con due dita. «Hmm?»

Lo guardo rassegnato, chiedendomi che problemi abbia, poi annuisco, senza forze. «Contento? Sfonda tu, d'accordo?»

Drag ridacchia tutto gonfio d'orgoglio, mi si siede dietro e preme forte contro di me, le ciambelle ancora in mano.

Si mangia uno e con l'altro continua a giocarci.

«Sei così sexy, Cas» commenta, accarezzandomi la schiena e il petto, poi i fianchi.

Mi limito ad appoggiarmi a lui con un sospiro esausto.

«Sei ancora triste per ieri sera?» Mi guarda, un po' abbattuto.

Mi affretto a dimenticare la stanchezza e lo abbraccio.

«No, no, sono solo stanco» ed è la verità.

Mi siedo in grembo a lui e mi metto dritto con la schiena, gli faccio il solletico sul petto.

Drag mi sorride e mi prende la testa per un bacio.

«Mi racconti cos'è successo il giorno dopo?» Mi fa lui, immediatamente dopo il bacio.

Lo guardo come se fosse impazzito.

«Prometto che ti scopo piano stasera» mette la mano sul cuore, fiero. «Sai cosa, Cas? Voglio provare a sentire com'è quando sei tu che ti prendi il mio cazzo da solo e lo fai per un po' di tempo»

Lo fisso senza sapere che cosa pensare, se essere felice o no.

«Se sono troppo stanco sfondami tu» mi ritrovo a borbottare. «Non so se riesco a farti venire da solo, Cristo. Sei peggio di un cavallo»

Mi spinge di colpo verso la coperta e mi ritrovo Dragan sul corpo che mi schiaccia, ho già le gambe aperte e lui in mezzo.

«Cazzo, non ti eccitare adesso!» Protesto, senza molte speranze, la posizione è fin troppo eccitante per Drag.

Mi guarda con gli occhi lucidi e si sorregge sulle mani, mi fissa un attimo con malizia e si sdraia su di me.

Basta che spinga leggermente e mi scopa.

«Drag, o il racconto o il giro» cerco di contrattare, esasperato. «Tutte e due non reggo, Cristo, hai già fatto due giri tra ieri notte e alle due»

Drag sbuffa imbronciato, si sistema meglio, leggermente più lontano dalla mia entrata, ma rimane tra le mie gambe.

Ridacchia mentre appoggia la ciambella sulla mia pancia e inizia a infilare e ad estrarre due dita dal buco del dolce.

Faccio una smorfia e cerco di ignorarlo.

«Raccontami il giorno dopo» sogghigna, sento la sua mano prendermi l'inguine.

Arrossisco tutto. «Drag... La mano, toglila, Dio santo»

«Non ti sto scopando!» Protesta, è tutto eccitato di già, il terzo giro non lo eviterò, lo so già. «Sto solo giocando»

«Ok, ma stai giocando con una parte del mio corpo e una ciambella, Cristo!» Mi arrendo, sto pulsando per gli stimoli della sua mano.

Mi sa davvero che dopo il racconto devo fare un giro pure io se voglio essere decente con i pantaloni aderenti.

Chiudo gli occhi e maledico Dragan. «E va bene, ascolta e dopo scopiamo, contento?»

Drag ride trionfante. «Così mi piaci, Cas»

Aspetto un attimo, poi sogghigno io.

«Però ho incontrato Karl, il secondo giorno»

Drag sbianca di colpo. «Il tuo cliente preferito? Quello con cui dormi?»

Annuisco lentamente. «Proprio lui»

Drag fa una smorfia e si imbroncia. «Sono geloso»

È così infantile che mi metto a ridere e mi getto addosso a lui, lo bacio e lo avvolgo tra le braccia e le gambe.

Sono completamente seduto su di lui.

Dragan ridacchia, mi abbraccia di rimando e si alza barcollante, mi scappa un urlo.

Mi aggrappo con tutte le forze contro di lui mentre mi schiaccia contro il muro, sono ancora addosso a lui come una sedia.

«Mettimi subito giù!» Farfuglio, mentre Drag ride come un matto, e mi dà una mezza sberla.

«Così impari, Cas, Dio mio, mi stai così appiccicato che mi stai facendo eccitare»

«Tu sei già eccitato, cazzo» ribatto, arrossendo mentre mi accorgo che gli sono quasi seduto sopra, tra poco entra dentro.

Drag si accorge del mio sguardo, sogghigna e mi afferra il sedere con le mani, mi alza di peso e mi impala.

E io devo aggrapparmi a lui per non cadere a terra.

Arrossisco così violentemente che mi metto a boccheggiare.

Non posso neanche muovermi, Cristo, sono completamente impalato e non posso fare altro che aggrapparmi a lui e restare fermo.

E Dragan sta ridacchiando tutto compiaciuto.

«Non è faticoso per te questa posizione?» Tento, alla fine.

Mi stringe ancora più forte, sogghignando. «Mi alleno le braccia, stai tranquillo, Cas, e inizia a raccontare, mi raccomando non farmi incazzare con Karl che ti sfondo in questa posizione»

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Sono di nuovo alla stazione.

Camicia nera sbottonata al secondo, catenina mezza nascosta sotto il colletto aperto, pantaloni aderenti, air force bianche, e un sorriso che più finto non si può.

Ho preso un paio di Tachipirina e mi sento leggermente meglio di ieri sera.

Mi appoggio con noncuranza al muro, una gamba piegata contro il muro, e cerco disperatamente di capire come diavolo recuperare in fretta un cliente, visto che devo pure trovarne due.

E non ho nessuna intenzione di aspettare qui fino a mezzanotte per il secondo.

Sono già le sette di sera. Ho dovuto studiare per la verifica di domani nel pomeriggio, Dio santo.

Vago disperatamente con lo sguardo sulla folla che mi scorre davanti, pensando se c'è qualche modo più diretto che non conosco.

Possibile che tipo ci sono zone particolari in cui battono?

Ogni minuto che passa sembra durare in eterno, non faccio che controllare l'orologio sul tabellone.

Sto sudando tutto, e non è neanche solo per il caldo, è per lo schifo.

«È solo per oggi» mi ripeto come un mantra. «Solo due, poi vai a casa a studiare e manda a fanculo tutti»

Mi ritrovo a pensare con preoccupazione alla verifica di domani, è assurdo, sono qui in cerca di clienti e penso ai verbi irregolari.

Mi sforzo di concentrarmi sulla folla e guardo in avanti.

E vedo che un uomo mi sta fissando.

Sulla trentina, vestito abbastanza bene, è a circa tre o quattro metri da me, fermo, a guardarmi.

Mi chiedo cosa dovrei fare, devo andare da lui e... Mi viene la nausea al solo pensiero, devo agganciarlo io? Devo toccarlo, tipo?

Mi viene una smorfia ma cerco di sorridere a quell'uomo, mi sposto in avanti con il peso del corpo.

Mi limito a fare un cenno del mento, maledicendomi per gli scrupoli che faccio ancora, se va via sarà per la mia mancanza di iniziativa.

Aspetto con terrore un minuto, e quello si avvicina, con mio sollievo.

«Ehi» mi fa, fermandosi a un paio di metri.

Gli sorrido con più calore possibile, chiedendomi se è messo bene con i soldi o no.

Stringo i denti sotto il sorriso e mi aggiusto la catenina, senza riuscire a non arrossire, ma riesco a toccarmi un attimo il collo in modo abbastanza... Seducente, direi.

Meglio toccare me che l'altro.

Quello mi fissa il collo, seguendo il movimento della mano, ma poi torna alla mia faccia.

Mi aspetto che da un momento all'altro mi venga addosso e inizi a palparmi, cerco di rilassarmi e gli faccio ancora un cenno del mento, chiedendomi se invece non è un cliente ma un pedofilo puro.

L'uomo accorcia la distanza a un metro e poco più e mi squadra, non esattamente in modo normale, ci mancherebbe, ma non mi tocca.

Sono così incredulo che non mi tocchi nemmeno dopo cinque minuti che lo fisso con gli occhi sbarrati, dimenticandomi di sorridere.

«Sei proprio bello» mi fa, infine. «Sembri un angelo»

Mi scappa un sorriso amaro. «Amico, non mi sembra proprio il caso di essere un angelo»

E mi chiedo se quello abbia intenzione anche di comprare o solo di rompermi le palle guardandomi.

L'uomo mi dà ancora una sbirciatina, poi chiede: «che servizio offri?»

Rimango un po' basito, come diavolo si classificano i servizi? E sicuramente non posso dirgli direttamente di sfondarmi, cazzo.

Mi sforzo di fare un sorriso un po' stirato e chiedo di rimando: «Tu cosa vuoi? Ti faccio tutto»

Quello ridacchia. «Scelgo io? Niente listino, quindi? Un servizio completo quanto vuoi?»

Cercando di non tremare a quel "completo", perché non ho assolutamente idea di cosa volesse dire, sparo la cifra iniziale di ieri: «quaranta»

Lo guardo sicuro, mentre sto per farmela addosso.

Lui stira gli angoli della bocca, mi squadra un attimo e rilancia: «trenta»

Mi accascio contro il muro d'istinto.

«Trentacinque, per favore. Sono stretto» mi scappa quel per favore e quel sono stretto patetico prima che riesca a fermarmi, mi rendo conto che ho un tono disperato.

Non so neanche perché ho detto di essere stretto, non capisco cosa c'entri con il prezzo ma quello di ieri l'ha detto come un complimento, evidentemente è una cosa buona.

Faccio un sorriso imbarazzato e cerco di mettermi dritto.

Quello si mordicchia le labbra, mi guarda e fa: «Senti, ma quei quaranta euro ti servono per uscire con gli amici o cosa? Non mi sembri uno molto di esperienza, davvero, sei nuovo, mi pare»

Mi viene da piangere e mi scappa: «No, devo aiutare mia madre»

Arrossisco violentemente, mi stacco dal muro e mi dico che questo qui è troppo complicato, magari cambio muro e mi va meglio.

Mi giro per andarmene ma mi ritrovo il suo braccio piantato sul muro per fermarmi, è quasi addosso a me, ma non mi tocca.

Mi fissa malinconico.

«Cosa vuoi?» Mormoro, un po' preoccupato: ma ha problemi questo qui?

Lui sospira, è più alto di me, poi mi sfiora la faccia: è il primo contatto in assoluto e cerco di sorridere con tutto il calore possibile.

»Senti, facciamo così, se ti va bene» inizia, dopo qualche tocco in faccia. «Mi fai il servizio per trenta, gli altri cinque me li dai per compagnia, va bene?»

Rimango perplesso. «Compagnia? Cos'è?»

Mi guarda un po' esasperato. Evidentemente ha capito che non è che sono inesperto: non so battere, non lo so fare proprio.

«Mi fai compagnia in qualcosa che scelgo io» spiega lui. «In questo caso mi fai compagnia a cena?»

Arrossisco fino al collo.

Ma questo qui vuole uscire con me? Che cazzo, c'ha una trentina d'anni, è maschio e vuole uscire con me, un altro maschio e pure quindicenne?

«Cena a casa mia» aggiunge, leggermente imbarazzato.

Tossisco e cerco di capire meglio la questione. «Cosa dovrei fare? Guardarti mangiare?»

Lui ridacchia, mi prende il mento abbastanza delicatamente e mi passa un dito sulle labbra.

«Sei troppo carino, ma davvero. E... Cioè, oltre a guardarmi mangi anche tu»

Lo fisso senza capire. «Devo pagarti? Per mangiare?» E mi chiedo che cazzo di senso ha.

«No, no, sono da solo e cucino per due, quindi mangia pure gratis, non ti preoccupare» mi sorride in modo abbastanza rassicurante.

Lascio andare tremando il respiro. «...Ok. va bene trentacinque così»

L'uomo mi fa un sorriso compiaciuto e tira fuori il portafoglio, mi allunga una banconota da venti. «Anticipo»

Afferro la banconota quasi di scatto e mi ripeto che sto pagando già parte dell'affitto rimasto.

Sta andando perfettamente come previsto.

E va benissimo, una notte e potrò smettere con questa cazzata.

«Andiamo?» Cerco di rimanere calmo e gli sorrido, mi avvicino un po' e gli sfioro un braccio, cercando di non fare notare il movimento ai passanti, e arrossisco tutto.

Dio santo, è un maschio trentenne.

Quello annuisce e a sorpresa mi prende per mano.

Lo fisso a bocca aperta mentre usciamo dalla stazione mano in mano. Cristo Dio, se qualcuno mi vede così...

«Io sono Karl» dice, dopo un po'.

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